DOMENICA 31 GENNAIO h21.30
Il Cineclub I Soliti Ignoti e ARCI La Freccia
Presentano
Paolo Gioli
Un cinema dell'impronta
Interviene l'editore
Federico Carra (Kiwido)
Presso Exmattatoio via C.Cattaneo, 2 Aprilia (LT)
INGRESSO GRATUITO PER I SOCI
Domenica 31 gennaio un nuovo appuntamento col MattaCinema, in collaborazione con Cineclub “I Soliti Ignoti”. Questa settimana sarà ospite dell’Exmattatoio l’Editore Federico Carra (Kiwido) che alle 21.30 presenterà il libro + dvd di Paolo Gioli “Un Cinema dell’impronta” (2009). Durante la serata saranno proiettati i lavori inediti contenuti nel dvd allegato “6 film di Paolo Gioli”: Tracce di tracce, Figure instabili nella vegetazione, Finestra davanti a un albero, Farfallio e il capolavoro found footage Anonimatografo.
Co-edizione tra Centro Sperimentale di Cinematografia e Kiwido - Federico Carra Editore a cura di Sergio Toffetti e Annamaria Licciardello della Cineteca Nazionale, il libro in uscita a Novembre, include il Dvd "6 film di Paolo Gioli" contenente i lavori inediti dell'artista veneto:
Primo lavoro monografico sul cinema di Paolo Gioli, il volume raccoglie, tra gli altri, contributi di studiosi quali David Bordwell, Dominique Païni, Jean-Michel Bouhours, Elena Volpato, i cui saggi critici sono presentati nella versione originale e in traduzione italiana e inglese. Un ricco apparato iconografico sottolinea, in un continuo gioco di rimandi, l’inestricabile legame tra le attività pittorica, fotografica e cinematografica dell’artista. In allegato il dvd 6 film di Paolo Gioli, realizzato da Kiwido - Federico Carra Editore.
Paolo Gioli nasce a Sarzano (Rovigo) il 12 ottobre 1942. Nel 1960 frequenta la scuola libera del nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove per qualche anno si stabilisce e lavora. Nel 1967 parte per New York, dove resterà per un anno ottenendo anche una borsa di studio della John Cabot Fund. Qui conosce il New American Cinema e la Scuola di New York – in pittura – ed entra in contatto con i galleristi Leo Castelli e Martha Jackson. Costretto a interrompere l’esperienza americana e a rientrare in Italia, Gioli si stabilisce a Roma nel 1970. Conosce la
Cooperativa Cinema Indipendente, che orbita intorno al Filmstudio 70, e cui fanno capo un po’
tutti gli autori di cinema sperimentale italiano. È tra Rovigo e Roma che produce i suoi primi film e approfondisce anche il suo interesse per la fotografia. Nel 1976 si trasferisce a Milano dove, oltre al cinema, si dedica con continuità alla fotografia, trovando nel polaroid – che egli chiama umido incunabolo della storia moderna – un sorprendente mezzo per allargare ulteriormente la sua ricerca sulla fotografia istantanea. Agli inizi degli anni ‘80 torna nella sua terra, il Polesine. Oggi vive e lavora a Lendinara.
6 FILM DI POAOLO GIOLI
Paolo Gioli è indiscutibilmente uno dei più importanti fotografi italiani contemporanei, famoso soprattutto per le sue straordinarie immagini Polaroid, ma anche per i fotofinish e per le fotografie stenopeiche. E' meno conosciuto, anche se comincia ad essere finalmente scoperto nella sua grandezza, come filmaker. Eppure è autore di oltre 30 film che sviluppano tutta una serie di temi, di approcci e di tecniche che dialogano in modo strettissimo con la sua produzione fotografica, pittorica, litografica e incisoria.
I 6 film sono legati tra loro per via di una serie di temi che attraversano trasversalmente tutta la produzione artistica di Gioli.
Volto sorpreso al buio, film interessantissimo e inquietante, straordinario dal punto di vista del rapporto soprattutto tra cinema e fotografia, in cui Gioli illumina delle lastre fotografiche con una luce molto radente per fare uscire la materia dell'immagine, ne fa uscire l'emulsione, i graffi sull'emulsione e il segno del ritocco che trasforma questi volti in dei volti mostruosi che emergono dal buio riprendendoli poi fotogramma per fotogramma.
Questo lavorare sulla materia dell'immagine, sull'emulsione ma anche sulla traccia, sulla traccia grafica, sulla traccia pittorica, viene isolato al suo stato più puro nel film che apre e introduce il percorso: Tracce di tracce, in cui Gioli cancella dalla pellicola qualunque elemento referenziale, rappresentativo. Non c'è più l'immagine, c'è solo la traccia della traccia che può essere traccia fisica, segno, impronta, nel senso più fotografico del termine.
Gioli sviluppa il tema delle origini, dell'origine dell'immagine e dell'origine del mezzo in una serie di film, forse il più importante, il più complesso di questi, è Finestra davanti a un albero, film dedicato al pioniere della fotografia delle origini Fox Talbot, dedicato e sviluppato a partire dai suoi materiali originali. Gioli lavora da immagini pubblicate, non dagli originali, ma da fotografie il cui percorso finale è stata la pubblicazione a stampa, e le anima, le fa rivivere.
In Figure instabili nella vegetazione, film interamente basato sul doppio e sul paradosso di questo raddopiamento dell'immagine costruito a partire dal centro, scindendo in due l'immagine e facendo collidere il centro delle due metà delle immagini, Gioli azzera la figurazione, trasformando un'immagine che sta descrivendo un'azione in qualche cosa che sembra svilupparsi da sé a partire da una centralità che viene al tempo stesso esaltata e negata.
In Farfallio Gioli inserisce delle immagini erotiche quasi sfruttando un effetto di inserzioni subliminali, ma, al di là del tema, estremamente colto, perché questo rapporto tra mimetismo e erotismo è un tema caro al surrealismo e a Bataille, come in tutti i film di Gioli si sviluppa un nucleo di riflessione filosofica sulla forma, sul dispositivo e sull'immagine, e si ramificano tutta una serie di stratificazioni sulla storia dell'arte, sulla storia del cinema e della letteratura.
Un discorso analogo vale per il film che chiude la serie, Anonimatografo, si tratta di materiale elaborato a partire da un oggetto found footage, una pellicola di un anonimo cineamatore dell'inizio del 900 che diventa uno straordinario universo di sperimentazioni possibili. Gioli si diverte a ipotizzare delle storie facendo collidere i diversi personaggi, ma tutto si articola più per suggestioni e ipotesi che secondo la volontà di costruire una storia filologicamente univoca.
Gioli fa in qualche modo critica della visione a partire dagli strumenti che l'ultimo secolo ci ha consegnato. E dunque la chimica e l'ottica della fotografia, il trascinamento, l'otturatore, la trasformazione della luce attraverso una lente oppure un foro o una fessura e tutte le varianti, l'oscillazione, il farfallio, appunto, l'oscillazione della successione delle immagini che genera l'illusione di movimento, e via dicendo. Una cultura dell'immagine che l'occidente ha abitato e esplorato per oltre un secolo e mezzo e che adesso sta cambiando. Gioli è prezioso non solo per la sua produzione, appunto, filmica, artistica, fotografica, ma anche come testimonianza critica di che cosa è stata l'era dell'immagine analogica.
(dall'intervista a Giacomo Daniele Fragapane)
“Indiscutibilmente uno dei più importanti fotografi italiani, autore di film che dialogano in modo strettissimo con la sua produzione fotografica, pittorica, litografica e incisoria.
Gioli è prezioso non solo per la sua produzione artistica ma anche come testimonianza critica di che cosa è stata l'era dell'immagine analogica.”
Giacomo Daniele Fragapane
“Un unicum nel panorama del cinema sperimentale italiano per coerenza, ampiezza e longevità.”
Annamaria Licciardello
"Un cinéma dont la fragilité poreuse des images rivalise avec l’apparition soudaine des figures. L’espace lutte contre le temps chez Gioli. Lutte infinie qui transpose les anecdotes narratives du cinéma romanesque en roman des images."
Dominique Païni
"Gioli’s erect camera literally takes the measure of its subject, like a meter-stick.
An instantaneous sampling of space becomes three seconds of cinema, rendered as a pulsating vertical scan. The downward drift produced by Gioli’s stenopeic camera tends to erase the frameline."
David Bordwell
“Un’impronta del corpo che si fa tempo. Un’impronta che si fa sequenza. È la durata del cinema catturata in un unico battito di palpebre.”
Elena Volpato
"Quand Gioli dédie un film, il fait un commentaire sur une oeuvre qui l’interpelle: un commentaire sans mots, un commentaire visuel. Ces commentaires, qu’ils concernent Muybridge, Eakins, Duchamp, Rothko, ou Bert Stern, convergent sur ce que l’on pourrait appeler, pour paraphraser Edouard Glissant un “Tout-monde cinéma du thaumaturge Paolo Gioli”. Cette posture paranoïaque nous démontre qu’il y a chez Gioli une curieuse alchimie personnelle, entre Dalí et Marcel Duchamp."
Jean-Michel Bouhours
"Parafrasando l’assunto di McLuhan il medium è il messaggio potremmo dire che in Gioli il medium è il corpo e, viceversa, anche il corpo è il medium.
Un corpo “glorioso” non nel senso cristiano del valore che acquisterà dopo la resurrezione della carne, ma di un corpo glorificato, rigenerato e purificato dalla e nella luce ridotto a pura icona al di là del bene e del male, del peccato e della redenzione."
Bruno Di Marino
"The Oxford English Dictionary gives not two, but three meanings for «duplicity»:
1. The quality of being “double’ in action or conduct (see DOUBLE a. 5); the character or practice of acting in two ways at different times, or openly and secretly; deceitfulness, double-dealing. (The earliest and still the most usual sense).
2. lit. The state or quality of being numerically or physically double or twofold: doubleness.
3. Law. The pleading of two (or more) matters in one plea; double pleading.
The first two, I believe, contain the most apt description of the primary engine of Paolo Gioli’s artistic practice; the third might describe, through legal metaphor, the primary engine of this machine of writing."
Keith Sanborn
“Se voglio svagarmi non vado al cinema.”
Paolo Gioli
Volto sorpreso al buio, film interessantissimo e inquietante, straordinario dal punto di vista del rapporto soprattutto tra cinema e fotografia, in cui Gioli illumina delle lastre fotografiche con una luce molto radente per fare uscire la materia dell'immagine, ne fa uscire l'emulsione, i graffi sull'emulsione e il segno del ritocco che trasforma questi volti in dei volti mostruosi che emergono dal buio riprendendoli poi fotogramma per fotogramma.
Questo lavorare sulla materia dell'immagine, sull'emulsione ma anche sulla traccia, sulla traccia grafica, sulla traccia pittorica, viene isolato al suo stato più puro nel film che apre e introduce il percorso: Tracce di tracce, in cui Gioli cancella dalla pellicola qualunque elemento referenziale, rappresentativo. Non c'è più l'immagine, c'è solo la traccia della traccia che può essere traccia fisica, segno, impronta, nel senso più fotografico del termine.
Gioli sviluppa il tema delle origini, dell'origine dell'immagine e dell'origine del mezzo in una serie di film, forse il più importante, il più complesso di questi, è Finestra davanti a un albero, film dedicato al pioniere della fotografia delle origini Fox Talbot, dedicato e sviluppato a partire dai suoi materiali originali. Gioli lavora da immagini pubblicate, non dagli originali, ma da fotografie il cui percorso finale è stata la pubblicazione a stampa, e le anima, le fa rivivere.
In Figure instabili nella vegetazione, film interamente basato sul doppio e sul paradosso di questo raddopiamento dell'immagine costruito a partire dal centro, scindendo in due l'immagine e facendo collidere il centro delle due metà delle immagini, Gioli azzera la figurazione, trasformando un'immagine che sta descrivendo un'azione in qualche cosa che sembra svilupparsi da sé a partire da una centralità che viene al tempo stesso esaltata e negata.
In Farfallio Gioli inserisce delle immagini erotiche quasi sfruttando un effetto di inserzioni subliminali, ma, al di là del tema, estremamente colto, perché questo rapporto tra mimetismo e erotismo è un tema caro al surrealismo e a Bataille, come in tutti i film di Gioli si sviluppa un nucleo di riflessione filosofica sulla forma, sul dispositivo e sull'immagine, e si ramificano tutta una serie di stratificazioni sulla storia dell'arte, sulla storia del cinema e della letteratura.
Un discorso analogo vale per il film che chiude la serie, Anonimatografo, si tratta di materiale elaborato a partire da un oggetto found footage, una pellicola di un anonimo cineamatore dell'inizio del 900 che diventa uno straordinario universo di sperimentazioni possibili. Gioli si diverte a ipotizzare delle storie facendo collidere i diversi personaggi, ma tutto si articola più per suggestioni e ipotesi che secondo la volontà di costruire una storia filologicamente univoca.
Gioli fa in qualche modo critica della visione a partire dagli strumenti che l'ultimo secolo ci ha consegnato. E dunque la chimica e l'ottica della fotografia, il trascinamento, l'otturatore, la trasformazione della luce attraverso una lente oppure un foro o una fessura e tutte le varianti, l'oscillazione, il farfallio, appunto, l'oscillazione della successione delle immagini che genera l'illusione di movimento, e via dicendo. Una cultura dell'immagine che l'occidente ha abitato e esplorato per oltre un secolo e mezzo e che adesso sta cambiando. Gioli è prezioso non solo per la sua produzione, appunto, filmica, artistica, fotografica, ma anche come testimonianza critica di che cosa è stata l'era dell'immagine analogica.
(dall'intervista a Giacomo Daniele Fragapane)
“Indiscutibilmente uno dei più importanti fotografi italiani, autore di film che dialogano in modo strettissimo con la sua produzione fotografica, pittorica, litografica e incisoria.
Gioli è prezioso non solo per la sua produzione artistica ma anche come testimonianza critica di che cosa è stata l'era dell'immagine analogica.”
Giacomo Daniele Fragapane
“Un unicum nel panorama del cinema sperimentale italiano per coerenza, ampiezza e longevità.”
Annamaria Licciardello
"Un cinéma dont la fragilité poreuse des images rivalise avec l’apparition soudaine des figures. L’espace lutte contre le temps chez Gioli. Lutte infinie qui transpose les anecdotes narratives du cinéma romanesque en roman des images."
Dominique Païni
"Gioli’s erect camera literally takes the measure of its subject, like a meter-stick.
An instantaneous sampling of space becomes three seconds of cinema, rendered as a pulsating vertical scan. The downward drift produced by Gioli’s stenopeic camera tends to erase the frameline."
David Bordwell
“Un’impronta del corpo che si fa tempo. Un’impronta che si fa sequenza. È la durata del cinema catturata in un unico battito di palpebre.”
Elena Volpato
"Quand Gioli dédie un film, il fait un commentaire sur une oeuvre qui l’interpelle: un commentaire sans mots, un commentaire visuel. Ces commentaires, qu’ils concernent Muybridge, Eakins, Duchamp, Rothko, ou Bert Stern, convergent sur ce que l’on pourrait appeler, pour paraphraser Edouard Glissant un “Tout-monde cinéma du thaumaturge Paolo Gioli”. Cette posture paranoïaque nous démontre qu’il y a chez Gioli une curieuse alchimie personnelle, entre Dalí et Marcel Duchamp."
Jean-Michel Bouhours
"Parafrasando l’assunto di McLuhan il medium è il messaggio potremmo dire che in Gioli il medium è il corpo e, viceversa, anche il corpo è il medium.
Un corpo “glorioso” non nel senso cristiano del valore che acquisterà dopo la resurrezione della carne, ma di un corpo glorificato, rigenerato e purificato dalla e nella luce ridotto a pura icona al di là del bene e del male, del peccato e della redenzione."
Bruno Di Marino
"The Oxford English Dictionary gives not two, but three meanings for «duplicity»:
1. The quality of being “double’ in action or conduct (see DOUBLE a. 5); the character or practice of acting in two ways at different times, or openly and secretly; deceitfulness, double-dealing. (The earliest and still the most usual sense).
2. lit. The state or quality of being numerically or physically double or twofold: doubleness.
3. Law. The pleading of two (or more) matters in one plea; double pleading.
The first two, I believe, contain the most apt description of the primary engine of Paolo Gioli’s artistic practice; the third might describe, through legal metaphor, the primary engine of this machine of writing."
Keith Sanborn
“Se voglio svagarmi non vado al cinema.”
Paolo Gioli


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